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In una notte, forse, di pioggia (mica mi posso ricordare tutto) una donna indecifrabile si imbuca ad una festa. Invece di essere accompagnata gentilmente all’uscita, tutti si mettono ad ascoltare il suo racconto. Molti anni prima nel più profondo nord del Colorado un vecchio salva una donna semiassiderata in mezzo alla neve, trascinandola nella sua catapecchia e la donna in cambio gli racconta la storia di un giovane che molti anni prima era stato trovato semiassiderato nel nord del Colorado ed era stato salvato da una coppia di agricoltori, lui misuratamente diffidente, lei aperta e ospitale. Il meccanismo del racconto nel racconto e delle bizzarre corrispondenze dovrebbe probabilmente evocare una mise en abîme ma tutto rimane nell’indeterminato, giusto per fare un po’ «effetto mistero». Invece il ragazzo, arruolato dalla coppia di agricoltori come guardiano notturno, si rivela, a dispetto degli sforzi della regia, gran poco misterioso. È manifestamente indisponente e spocchioso oltre che del tutto inadeguato al compito e sul prezzo assomiglia in modo molesto a Timothée Chalamet di cui ricalca tutte le mossette e i birignao. Il fatto poi che, in contemporanea con la comparsa dello strano giovane, vago e reticente sulla sua identità e sulla sua provenienza salvo millantare un’esperienza del mondo secolare, si verifichino efferati casi di orridi omicidi nelle vicine fattorie sepolte dalla neve, dovrebbe far scattare qualche campanello nella testa degli agricoltori che probabilmente non hanno però mai visto nessun film dell’orrore e quindi – apparentemente, perché ci sarà poi un colpo di scena – non sospettano nulla. Il pubblico è però un po’ più smaliziato e ha già da quel po’ mangiato la foglia e di conseguenza non può che seguire piuttosto annoiato le schermaglie verbose fra il ragazzetto irritante e la comprensiva ed empatica moglie dell’agricoltore. Lui animato da un rancore livido contro il mondo, lei saggia, paziente, magnanima. Insomma, una lagna. Mai visto un film di vampiri così noioso, piatto e spoglio come gli scenari innevati del Colorado inquadrati con dovizia di particolari. Casey Afflek parla di un film sulla vendetta e sul perdono, sull’accettazione di sé e sull’amore che siamo capaci di donare. Buon per lui se ci vede tutte queste cose. Io spero che abbandoni il genere gotico e torni a recitare in film intensi, complessi, dimessi e struggenti come Manchester By the Sea. Mica tutti devono essere registi per forza.

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