Arrested Memory

Immaginatevi Leonard Schelby, il protagonista di Memento, che è un ispettore di polizia che deve risolvere il difficile caso di un rapimento di un bambino di un riccone giapponese a Taipei e non si ricorda neppure chi è. Però ha appena arrestato per caso un tossico perspicace che si mette a condurre le indagini quando lui si perde e viene scambiato dalla polizia per il capo dei rapitori. Tutto ad un ritmo frenetico e con una sceneggiatura ad incastri che pur nel casino apparentemente senza  senso che crea non perde un colpo come un Eberhard svizzero. C’è anche il McGuffin di un borsone pieno di soldi, quasi animato di vita propria per quanto passa di mano e un inanellarsi di gag che culminano nella ripresa di una telefonata che sembra impossibile da girare tanto era manifestamente cretina la situazione, ma che fa esplodere la sala. E poi c’è tutto il contorno di inseguimenti, sparatorie, scene di lotta e ammazzamenti vari made Sabu che il Nolan di quella imbarazzante sequenza del massacro dei Proci dovrebbe studiarsi, e la scena di un ballo fra l’ispettore e una aspirante suicida che con quella di No other choise di Park Chan Wook può stare alla pari con Vincent Vega e Mia Wallace che ballano su You never can tell. E la ciliegina di due citazioni fra i film che amo di più. Un penny per chi indovina.
Da non perdere.

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