Nella civilissima Europa, ai suoi confini orientali c’è un inferno, con i suoi demoni e i suoi supplizi, i suoi orrori e la sua crudeltà ferina. Probabilmente non è molto diverso da altri inferni che costellano la terra, ma questo è qui, a portata di un volo Ryanair e di qualche ora di auto a noleggio. Nel 2021 il dittatore della Bielorussia Lukaschenko cercò di esercitare in proprio il ricatto che Erdogan aveva perpetrato su un Europa opulenta e vigliacca. Attirò profughi dalla Siria, Afghanistan e altri posti maledetti per poi rovesciarli sull’Europa. Lungo i confini con la Polonia corrono centinaia di km di filo spinato e le rispettive forze dell’ordine giocano a rimpiattino, scaricandosi i profughi da una parte e dall’altra. I miserabili attraversano in un qualche modo il confine con l’Europa, vengono intercettati dalle guardie di frontiera polacche e senza tanti complimenti rispediti in Bielorussia dove, dopo essere stati derubati di quanto possibile e maltrattati brutalmente, sono di nuovo scaricati in Polonia. Un supplizio infernale, assurdo e efferato come la profondità dello Stige. Non occorre ricordare che la Russia Bianca e la Polonia sono stati tra i paesi più ferocemente oppressi dal nazismo. Tutto sembra ripetersi uguale: la disumanizzazione, l’assenza di ogni forma di pietà, la violenza cieca aggravata se possibile dallo scherno. La morte dell’umanità. Sono cose che sappiamo e da cui placidamente volgiamo lo sguardo, come quando qualche poveretto ci chiede l’elemosina nelle nostre piazze o nelle nostre vie. Holland ci costringe a guardare, attraverso un racconto asciutto, filmato nel bianco e nero livido che ha la luce dei cieli spenti delle foreste polacche in autunno o di un mondo senza speranza. Segue il girone infernale di una famiglia siriana e di una signora afgana, illusi dai valori stessi per cui andiamo fieri di trovare accoglienza e aiuto in Europa, ma poi allarga la prospettiva, ponendoci anche dal punto di vista dei volonterosi carnefici, degli attivisti che con coraggio e abnegazione cercano di portare aiuto a questi sventurati, ed infine di chi si trova, inaspettatamente, di fronte a questo orrore e deve scegliere. E la narrazione ha il pregio di dipanarsi secca, ma assieme palpitante e densa di emozione, l’oggettività si raggiunge grazie ad una grande lezione di cinema che conosce i tempi dell’attesa e quelli dell’accelerazione, la concitazione e il dolore. Con un finale magistrale che serra in un epilogo di caustica ironia la vicenda. Non fa sconti Holland, senza compiacimento o patetismi ci pone di fronte all’abisso, ma, nello stesso modo, senza indulgere in inutili false speranze, ci fa capire che è ancora possibile dire no. È ancora possibile rimanere umani, basta volerlo. Per questo si sta ancora più male uscendo alla luce del sole dal buio della sala. Tornando alla nostra indifferenza. E alla nostra colpa.
