Un anno di scuola

A sentire gli applausi e le lodi sperticate all’uscita della sala, a me deve aver preso male. Sarà che il primo film di Laura Samani, Piccolo corpo era stato originale, intenso, a suo modo magico e questo sembra l’episodio zero di una serie Netflix sui “giovani più giovani” striracchiato e sbrodolato per raggiungere (e superare purtroppo) i canonici 90 minuti cinematografici. Ma, così è.
Allora, arriva questa bella svedesina (lo stereotipo degli stereotipi dei sogni erotici della commedia all’italiana anni ’70) in una scuola di cavernicoli. Dopo le prime schermaglie, entra nella banda dei tre più trogloditi, pardon, due trogloditi e la testa d’uovo della classe che legge poesie, ma stranamente non è preso per il culo dagli altri Neanderthal ed è invece uno dei tre moschettieri. Ovviamente niente sesso fra i componenti della banda, ma solo cose fra maschi. Poi a lei piace il letterato, ma anche un Cro-Magnon del gruppo si innamora di lei, ma non vuole confessarlo apertamente perché, sotto sotto, è un timidone. Il terzo non ha nessuna chance perché la sceneggiatura l’ha messo lì per far numero, dire le battute sporche e fare il compagnone. Infatti è grande e grosso e meno evoluto degli altri (ed è una bella sfida). E così via di bevute, balli e cazzeggi vari con riprese della banda che cammina affiancata lungo la via come gli Untouchables (citazione dotta) mentre sboccia (assolutamente imprevedibile) l’amore fra la testa d’uovo e la svedese. Dopo un bel po’ c’è l’ennesima festa e realizzo con apprensione che è Carnevale e si è arrivati a metà anno (e quindi metà film), mentre pensavo fossero passate 5 ore che neanche Director’s diary di Sokurov. C’è ancora il tempo per una ripresa artistica: l’ombra di lei che balla contro il muro con effetto semiflou mentre la sua voce fuori campo legge la definizione di perdita (Perdita dell’innocenza? Degli amici? Della giovinezza? Della pazienza degli spettatori?). Si potrebbe pensare che la meteora della svedesina nella scuola di Trieste (scusate un particolare: possibile che la figlia di un dirigente di industria svedese, trasferito in Venezia Giulia a tagliare teste, si iscriva in un ITIS? Ma per favore…) svolga la funzione del monolite di 2001 Odissea nello Spazio per i giovanotti locali. Sarebbe anche una bella idea, peccato che la sceneggiatura – che ha evidentemente ben poca considerazione per il suo pubblico, reputato piuttosto tardo- la svilisca spiegandola per filo e per segno in un colloquio fra la ragazza e il padre, con tanto di similitudine botanica.
Solitamente di un film del genere si dice leggero e fresco. Mah…
Ultima nota, nei titoli di testa si ricorda che i protagonisti sono alla loro prima volta sullo schermo. Avevo pensato: precisazione inutile. No, che nella lotteria dei premi la testa d’uovo ne vince uno.
Magari a voi piacerà, evidentemente a me ha preso male.

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