Filmino simpatico e abbastanza divertente sull’animo ribelle e anticonformista di Diane che vuole riscattare la violenza subita in gioventù dalla madre ora – non necessariamente per un legame causa-effetto – spenta e depressa. Ambientazione in un Belgio moderatamente bizzarro dove i più girano con cappelli da cow-boy (la regista rivela che pensava a Mezzogiorno di fuoco e a Gary Cooper, mah…) e i fulmini inceneriscono predatori sessuali impuniti. Il détour del titolo vorrebbe forse alludere alla vita divagante di Diane, una ragazza indocile e piuttosto bislacca che non sa bene cosa farà da grande se non sfuggire alla monotonia spenta della piatta esistenza della madre, ma forse – a dispetto delle intenzioni della regia – è un détour dalla sua impertinenza provocatrice verso i lidi più pacificati e borghesi di un amore romantico ed etero. Ispirato da un mood politically incorrect che piace tanto alle zie, il film di Ann Sirot e Raphaël Balboni trova invece le sue gag più divertenti in una ennesima variazione dell’eterno tema de “l’amore non è bello se non è litigarello” declinato in questo caso non solo in relazione al partner, ma anche rispetto alla madre abulica e al padre cazzone. Ann Sirot e Raphaël Balboni riprendono le atmosfere surreali del precedente Le Syndrome des amours passées un po’ però con la stessa inconsistenza gentile e futile che, a prima vista, dà l’idea di trattare in modo superficiale e quasi macchiettistico un tema interessante, ma in effetti tratta in modo superficiale e quasi macchiettistico un tema interessante .
È piaciuto molto però alla giuria della Sezione Orizzonti che gli ha assegnato il primo premio e anche al pubblico della mostra.
