Una rapina andata male. Un bandito ruvido e sbrigativo (Nicolaj Liekass), probabilmente piuttosto disperato sul versante delle amicizie, lascia, prima d’essere arrestato, al fratello palesemente disturbato la refurtiva perché la nasconda. Dopo una decina di anni, scontata la pena, l’uomo torna per recuperare i soldi, ma il fratello ha smesso di credersi l’ultimo vichingo e ha deciso d’essere John Lennon, è capace di gettarsi da un’auto in corsa se non gli si crede, e, come si poteva supporre, non ricorda molto. Si finirà nella casa di infanzia dei due ragazzi, trasformata nel frattempo in una sorta di airb&b da due scombinati personaggi e mentre uno psichiatra, altrettanto scombinato, cerca di far rinsavire il fratello svitato organizzando una reunion dei Beatles con dei transfughi di un ospedale per malattie mentali, che però si credono gli Abba, i fratelli dovranno fare i conti con un efferato energumeno che pretende di impossessarsi della refurtiva, ma anche con un altro mostro che inquieta il loro passato.
Alla Mostra del Cinema quest’anno vanno molto i papà orchi, dopo Orphan e Frankestein anche in Den Sidste Viking siamo messi bene, solo che qui Il figlio (i figli) sono più determinati che quel mollaccione di Andor (cfr. Orphan). Altro tema comune: film che partono benissimo (o benino), ma poi un po’ si impantanano. Questo è esilarante nella prima ora con Mads Milkellsen (nome omen verrebbe da dire) strepitoso nella parte del picchiatello (non so quanto avrà pagato la produzione in stunt-man), poi mantiene un buon ritmo e idee folgoranti (i Beatles/Abba) ma forse è un po’ faticoso nella risoluzione finale, quando deve tirare le fila della storia, con qualche (prevedibile) concessione al sentimentalismo. Comunque, in una mostra che, con l’eccezione di Park Chan-woo, appare molto seriosa, godibilissimo.