Ed Saxberger (Willem Dafoe) è un uomo tranquillo e solitario. Anziano, lavora ancora alle poste, mangia cibi precotti, legge, si trova con i soliti amici al bar per una partita a biliardo. Poi, un giorno, Meyers (Edmund Donovan), un ragazzo serio, compito e un po’ demodé con il suo colbacco di astrakan lo aspetta fuori casa. È entusiasta. Ha scoperto in una bancarella un vecchio libro di poesie scritto, tanti e tanti anni prima, da Ed e ne è rimasto folgorato. Anzi ne sono rimasti folgorati tutti. Tutti i componenti del suo circolo letterario: The Enthusiasm Society, e tutti sarebbero felici se Saxberger potesse partecipare, almeno una volta, alle loro riunioni. Il vecchio è più stupito che lusingato. Si capisce che sono cose passate, ormai dimenticate, si schernisce, risponde gentile, ma evasivo. Non promette nulla. Eppure, qualcosa si è risvegliato. Un po’ di amor proprio sepolto sotto montagne di lettere da smistare, e poi curiosità o nostalgia per quel fervore che anima il ragazzo. E così lo ritroviamo, poche scene dopo, nel locale un po’ posch dove si trovano gli amici di Meyers, un gruppo di giovani artisti, più annoiati e blasé che entusiasti, che sembrano però tutti elettrizzati dall’incontro con il maturo poeta. Nel gruppo di giovanotti c’è anche Gloria (Greta Lee) una misteriosa attrice, femme fatale che deliberatamente inizia a flirtare con Ed.
Il libro culto di Saxberger si chiamava: Way Past Go. Nel piccolo film di Kent Jones il tempo sembra invece riavvolgersi. Di passato sono affamati gli entusiasti. Disgustati dal volgare mondo dei social e degli influencer, vagheggiano la New York di Bourroghs, Ginsberg, Bugowski, Aschbery. Al passato, agli anni ruggenti della sua giovinezza, seppure con prudente scetticismo vorrebbe forse tornare anche Ed, che si lascia, a poco a poco, tentare da questo piccolo lampo di fama tardiva, ben oltre la luce fioca del tramonto. Jones, con uno stile sobrio e una attenzione precisa alle sfumature dell’espressione dei volti, alle caratteristiche fisiche dei personaggi, ai loro atteggiamenti meno manifesti, dissemina una serie di indizi sempre più chiari sulla reale natura del gruppo. Significativa, ad esempio, la sequenza che riprende Ed che va a trovare Meyers nel suo appartamento raffinatissimo, mentre sullo sfondo cresce, diffuso dallo stereo, il leitmotiv del Tannhäuser che con la sua enfasi romantica e il suo titanismo ascetico ci racconta molto di più sul ragazzo, e soprattutto su come egli vorrebbe apparire agli altri, delle parole adulatorie che scambia con il poeta. Oltre che un film sulle illusioni e le disillusioni del passato, Late fame riflette anche sul bisogno che ciascuno di noi avverte di essere riconosciuto e stimato degli altri, più che per quello che è, per quello che vorrebbe essere. In un mondo dell’apparire, ci sembra dire Jones, tutti sono incantati dalla fama: in modo ingenuo, ma in fondo sincero, come Ed, oppure secondo un contorto desiderio mimetico come Mayers e i suoi amici che disprezzano il successo facile degli influencer letterari, officiano il culto de “L’art pour l’art”, mentre, invece, è proprio quella celebrità effimera, che disdegnano a parole, il loro sogno segreto. Un oscuro oggetto del desiderio che inseguono obliquamente, anche attraverso la manipolazione e il plagio del vecchio poeta, scommettendo sul fatto che la sua riscoperta potrebbe servire come traino per la loro affermazione. Ma come aveva ben capito Ed, già al limitare della sua giovinezza, Way Past Go: si è andati ben oltre, l’occasione è irrimediabilmente mancata e il tempo non torna. Procede, irreversibile, solo verso la direzione dell’oblio e della fine. Willem Defoe nella parte di Ed distilla timidezza, partecipazione, saggezza, malinconia, disinganno: nella stessa bellissima sequenza dell’ultimo incontro con Gloria, di cui forse aveva vagheggiato l’amore, riesce a tratteggiare con discrezione la impacciata illusione del poeta e con eguale delicatezza ci mostra il suo pacato disincanto.
Tutto torna nei contorni iniziali: il lavoro metodico, le cene silenziose, le partite a biliardo con gli amici. La fama è comunque fuggevole e inconsistente e il momento è da sempre passato.