Les passagers de la nuit

Elisabeth è una donna che è stata appena abbandonata dal marito, sola, insicura, sconfitta. Non ha fiducia in se stessa, si sente inadeguata, schiacciata dalla propria inettitudine, gravata dalla responsabilità di accudire e seguire i due figli, Matthias e Judith, che stanno diventando grandi ed hanno tutti i problemi degli adolescenti. Non ha seriamente mai lavorato, non ha preparazione e competenze, ma, data la situazione, comprensibilmente, soffre di insonnia, così la notte ascolta un programma radiofonico “Les passagers de la nuit” che racconta storie sospese di vite notturne . Scrive una lettera di presentazione che commuove la burbera e scostante conduttrice della trasmissione, riuscendo ad ottenere un insperato posto di lavoro come centralinista. Elisabeth, a poco a poco, rialza la testa e la lenta rinascita della donna coincide con l’incontro con Talulah (Noée Abita, presenza notevole, non solo per la recitazione), una ragazzina sbandata e senza tetto che, casualmente, aveva partecipato alla trasmissione radiofonica, e a cui la donna darà accoglienza con ritrovata generosità. Accettata prima con sospetto dai figli di Elisabeth, Talulah, spregiudicata e sensuale, ma, a suo modo, garbata e innocente, porterà una ventata di freschezza ed assieme di turbamento nella famiglia e soprattutto, come era prevedibile, nell’acerbo e timido Matthias.

Storie di ordinaria resilienza, dove una brava Charlotte Gainsbourg risulta più convincente come madre scoraggiata che cerca di ritrovare se stessa di quanto era da giovane come ragazzina ribelle, raccontate con delicatezza e pudore e collocate -quasi per converso – in un epoca, all’avvio della presidenza Mitterand negli anni ’80, di ottimistiche speranze che saranno per lo più disilluse. Hers  insiste – all’inizio della pellicola – sulla storicizzazione della sua vicenda, giocando sul contrasto fra euforia pubblica, con i giovani militanti che regalano i fiori per le strade per festeggiare la vittoria socialista, e lo sconforto privato di Elisabeth. Monta assieme, con tocco felice, le riprese della fiction con filmati in 16 mm tratti da documentari e film d’epoca, così da velare con una malinconica patina di nostalgia la sua storia. Anche l’omaggio a Rohmer e all’adorabile e mai abbastanza compianta Pascale Ogier di Les nuits de la pleine lune, che i ragazzi vedono al cinema, vorrebbe probabilmente contribuire ad accendere delle corrispondenze, a far balenare delle connessioni con il cinema rohmeriano ed il suo gusto per l’imprevedibilità fatale degli incontri e le bizzarrie del caso, così importanti anche per le svolte della vita dei personaggi di questo film. Eppure, anche se la regia segue con discrezione e cura, quasi in punta di piedi, i suoi protagonisti, Hers è  ben lungi da avere la raffinatezza dello sguardo di Rohmer, la sua capacità di cogliere le sfumature indistinte dei sentimenti nel loro mutare, la tensione contraddittoria delle passioni nel loro groviglio interiore. Il percorso di Hers sembra invece confondere la sensibilità per le nuances del maestro con un estetica delle piccole cose, incagliandosi in una retorica dei buoni sentimenti, lodevole per l’impegno, ma un po’ stucchevole nel risultato. Che evoca il dramma, ma lo lascia costantemente fuori campo, quasi per un eccesso di riserbo, per appianare ogni asperità troppo urticante, solo che, in questo modo, lo stile minimalista e le educate elissi rischiano di mettere a dura prova anche una molto condiscendente sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore. D’altra parte, il restringersi progressivo della prospettiva dell’autore sulle vicende dei personaggi, via, via che la storia si sviluppa, smarrisce il riferimento al contesto d’assieme – richiamato solo da riquadri che indicano lo scorrere del tempo e fanno coincidere la conclusione della vicenda con la fine della prima presidenza Mitterand. L’intreccio fra pubblico e privato, che sembrava essere una delle chiavi di lettura proposte all’inizio della narrazione, si perde per strada così come il tema dell’azzardato incontro con l’altro, il mistero dei “passeggeri della notte”, introdotto dal suggestivo mondo della radio notturna e suggerito dalla figura di Talulah, si diluisce fino ad essere risucchiato nel ricomporsi di un pacificato quadretto famigliare.

 

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