Per una Parigi ancora segnata dal ricordo della guerra, appena rischiarata da una luce livida si aggira la massa fragile del commissario Maigret, errabondo come un personaggio di Modiano. C’è una giovane donna atrocemente pugnalata nei pressi di Place des Battignoles, ha un vestito da sera elegantissimo, anche se démodé, ma accessori e scarpe tradiscono umili origini. Maigret cerca l’identità della poveretta trascinando il suo corpaccione per vicoli sinistri e cortili di palazzi grigi e vuoti come in una foto di Atget, ma assieme ad indizi sparsi e confusi incontra anche i fantasmi del suo passato. Un teste interrogato dirà a Maigret che il dolore più terribile che può capitare ad un padre è perdere la propria figlia. Maigret risponde asciutto che già conosce quel dolore. Poco di più sappiamo dalla reticente sceneggiatura di Patrice Leconte e Jerôme Tonnere , ma è quanto basta.
Era difficile trovare posto nel nostro immaginario per un nuovo Maigret, fra la grinta burbera di Jean Gabin e l’ironia sorniona di Gino Cervi. Leconte riesce nell’impresa grazie ad un laconico e meditabondo Depardieu che lavorando tutto in sottrazione, trattenendo le emozioni ed esprimendosi spesso solo a grugniti, traccia l’immagine di un Maigret affaticato, malinconico e introspettivo che sembra essere giunto sul punto di fare i conti, più che con i criminali che insidiano la tranquillità degli onesti cittadini, con il tempo e con l’età. Come sempre per le avventure di Maigret ciò che importa non è l’intreccio della vicenda, la raccolta degli indizi e il machiavello della risoluzione, ma le atmosfere e gli stati d’animo e Leconte evoca per Maigret, dalla sua filmografia, i silenzi, la solitudine, la disillusa tristezza del bellissimo M.Hire, adattando il ritmo delle riprese alla misurata lentezza con cui il commissario si muove nella scena con una pesantezza impacciata, così come la macchina da presa indaga sui sentimenti del protagonista con lo stesso pudore discreto con cui Depardieu lì sa esprimere. Come quando, dopo aver accolto a casa una giovane ragazza sbandata che l’aveva aiutato nelle indagini, Maigret, il volto insaponato riflesso nello specchio, sente la mattina facendosi la barba l’allegro conversare della moglie con la ragazza. Come una volta, voci e risa di una giovane donna per le stanze di casa.
E poi l’ultima immagine, Maigret di schiena, che si incammina solitario e massiccio in rue Saint-Vicent fra vecchi caseggiati e le mura screpolate dei giardini, un altro caso risolto alle spalle e la stanchezza dei ricordi da portare con sé. Dissolvenza, la via vuota.
